Il potere assoluto, la paura di perderlo e il rapporto tra dittatura e follia sono al centro della riflessione di Dacia Maraini, Stefano Bises e Antonio Scurati, a partire dalla figura di Mussolini in M – Il figlio del secolo. Il desiderio di controllo e la necessità di imporre il consenso attraverso la forza diventano così elementi centrali nell’analisi dei meccanismi del potere autoritario.
Ma attribuire alla follia le azioni dei dittatori rischia di ridurre la responsabilità collettiva nella nascita e nell’affermazione di eventuali nuovi regimi totalitari. Come sottolinea Scurati, considerare la follia del despota una spiegazione significa offrire un alibi alla complicità, anche passiva, della società. Figure come Mussolini, osserva lo scrittore, “sono figli del secolo, sono espressioni della loro epoca”.
Antonio Scurati riflette sulle proteste dei giovani e sulle ragioni che le animano: il costo della vita a Milano, le difficoltà di studenti e famiglie, le scuole fatiscenti e gli investimenti insufficienti nell’istruzione. «Hanno ragione, sono ragioni sacrosante», afferma lo scrittore, che si interroga anche sull’effetto delle violenze sulle rivendicazioni dei manifestanti e sul rischio di una risposta repressiva.
La difesa della democrazia passa dalla capacità di riconoscere e contrastare le pressioni sui suoi confini. Nel confronto dedicato a M – Il figlio del secolo, Antonio Scurati propone un parallelo tra passato e presente: “Oggi come cent’anni fa, la destra estrema, antidemocratica, illiberale esercita una pressione quotidiana sui limiti, sui confini della liceità e legittimità democratica.”. Nella sua lettura, l’assenza di una risposta forte permetterebbe a queste forze di spingersi progressivamente oltre, attraverso piccoli atti di violenza che mettono alla prova la tenuta del sistema. Il limite a questa avanzata, sostiene lo scrittore, risiede nell’impegno dei cittadini: “Siamo noi le donne e gli uomini in lotta per la democrazia”.
La Torre di Babele di Corrado Augias, 1 giugno 2026
In questa emozionante clip, lo scrittore Antonio Scurati dà voce a uno dei discorsi più celebri e fondamentali della nostra storia democratica, pronunciato dal padre costituente Piero Calamandrei.
A La Torre di Babele, Corrado Augias, Antonio Scurati e Umberto Galimberti provano a costruire un “manuale di istruzioni” per affrontare tempi difficili, con l’obiettivo di comprendere il presente senza esserne travolti.
“Finimondo, istruzioni per un confuso presente” è il titolo della riflessione che parte da un dato evidente: gli equilibri costruiti dopo la Seconda guerra mondiale appaiono incrinati, mentre crisi geopolitiche, guerre e trasformazioni globali impongono una condizione di instabilità permanente. La puntata si interroga sulla natura dei conflitti di oggi, sulle loro conseguenze e su come vivere in un’epoca in cui l’incertezza è diventata la norma.
A La Torre di Babele, Antonio Scurati lancia una riflessione forte e provocatoria:
“L’amministrazione Trump reprime quotidianamente chiunque manifesti nelle principali reti televisive, nei principali giornali, una critica nei confronti del potere. Negli Stati Uniti d’America non c’è più libertà d’espressione, di pensiero, negli Stati Uniti d’America, che l’hanno insegnata al mondo.”
Puntata del 14 aprile 2025.
L’intervento a “Che Tempo Che Fa”, in onda sul NOVE, in occasione dell’uscita di “M. La fine e il principio”, l’ultimo capitolo della saga che racconta il fascismo dall’interno.
Puntata del 6 aprile 2025.
L’intervento di Antonio Scurati a “Che Tempo Che Fa”, in onda sul NOVE.
Puntata del 17 novembre 2024.
L’intervento di Antonio Scurati a “La torre di Babele”, in onda su La7.
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